La Rete si racconta

VIRUS E ANZIANI:
PAURA E ISOLAMENTO NON SONO LA RISPOSTA
Il 2020 è giunto ormai alla sua metà e ognuno di noi ha ancora viva e presente quella che è stata questa prima indimenticabile metà di anno: per tutti l’approccio con un virus nuovo, sconosciuto e, con essa, per la quasi totalità della popolazione, la prima esperienza di distanziamento sociale. Per tutelare noi e gli altri ci siamo rinchiusi nelle nostre case e nelle scarse relazioni sociali esterne, mantenute per necessità (lavoro, approvvigionamento di cibo e medicinali), si è insinuato il sospetto, la paura di trasmissione del virus.
L’isolamento e la mancanza di relazioni sociali sono risultati particolarmente dolorosi e faticosi soprattutto per i nostri anziani, in particolare per coloro che vivono in strutture sanitarie o da soli. Questa situazione protrattasi per mesi ha provocato loro effetti negativi sia immediati (depressione, insonnia ed un generale decadimento fisico e psicologico) che a lungo termine. Per la maggior parte degli anziani infatti un qualsiasi declino dello stato di salute psico-fisico è più difficilmente recuperabile, in alcuni casi un reale ripristino della condizione precedente è quasi impossibile.
Tutto ciò è stato reso ancora più difficile dal punto di vista psicologico dalla rilevanza mediatica data all’età media delle persone decedute a causa del virus, la quale ha definito come target a rischio proprio la popolazione anziana, soprattutto se pluripatologica.
Ma in tutto ciò, forse, è stato dimenticato un aspetto fondamentale sul quale tutti dovremmo riflettere: salute non è solo assenza di malattia.
Il benessere psico-fisico di ciascun individuo si fonda soprattutto sulle relazioni, sugli affetti, sul sentirsi accolti, compresi, importanti per qualcuno e, possibilmente, sul contatto fisico, fatto di abbracci e carezze.
Pensiamo ai nostri anziani con patologie come Parkinson o Alzheimer, la mancanza prolungata di occasioni per uscire, muoversi fisicamente e cognitivamente, coltivare contatti diretti con le persone, siano essi famigliari, amici o anche solo persone con cui interagiamo giornalmente come, per esempio, il fornaio, l’edicolante o il tabaccaio, non può che accelerare il processo neurodegenerativo in atto.
Non far uscire di casa i nostri anziani non è quindi sufficiente per proteggerli, è indispensabile comprendere le loro fragilità e i loro reali bisogni e prendercene cura.

NON SOLO ‘PRENDERSI CURA’….MA ‘FARSI CARICO’.
La Rete Magica è un’associazione che da sempre si è prefissata come obiettivo non solo quello di prendersi cura della persona con patologia e il suo caregiver, ma anche quello di essere presente a 360 ° nella loro vita e star loro accanto durante tutto il percorso che entrambi devono affrontare dopo la diagnosi di malattia. Questo perché molti componenti della Rete Magica sono stati essi stessi famigliari che hanno fatto esperienza della malattia e del caregiving. Sono pertanto consapevoli che non basta fornire un servizio, seppur ottimale, verso la persona e il famigliare, ma occorre che essi si sentano parte di una comunità di sostegno che molto si avvicina ad una grande famiglia. La famiglia è prima di tutto un’entità fatta di persone unite da vicinanza emotiva, ascolto, che si fanno carico dei problemi, dubbi e paure dell’altro fornendo, ognuno con le proprie forze, tempo ed energie per affrontarli o magari risolverli insieme.
Ecco perché La Rete Magica di fronte ad un’emergenza come quella che si è venuta a delineare con il coronavirus, non si è sentita di chiudere in attesa che la situazione rientrasse, ma ha cercato con tutte le proprie forze di trovare una soluzione per far sentire ai propri utenti che appartenevano ad una comunità unita e che questa “Rete di Supporto” avrebbe vissuto questo momento difficile al loro fianco, facendosi carico delle loro paure e preoccupazioni e cercando di restituire loro un po’ di serenità e vicinanza.
La Rete Magica ha così scelto di sfruttare la tecnologia trasformando le attività svolte in presenza in corsi “online”. Conscia che la vicinanza virtuale non è, e non sarà mai paragonabile alla vicinanza fisica, ma comunque motivata dal desiderio di “esserci” anche a distanza. Con l’aiuto preziosissimo dei volontari si è provveduto quindi a contattatare i nostri utenti (o i loro famigliari) per capire se disponessero di mezzi telematici (PC, tablet, smartphone) e che livello di padronanza avessero con gli stessi. Incerti sull’esito del sondaggio, data solitamente nella maggior parte dei nostri anziani una scarsa dimestichezza con la tecnologia, si è invece riscontrata a sorpresa una grandissima quantità di adesioni.
Il primo servizio offerto è stato “Spazio al sostegno”, ascolto psicologico telefonico volto a supportare, accogliere le emozioni, sensazioni e vissuti degli utenti e a fornire utili indicazioni per gestire e superare la difficoltà emerse.
Poco dopo sono stati attivati i “Corsi Online”, la cui partecipazione è stata numerosa ed i riscontri ottenuti sempre positivi: alcuni utenti si sono sentiti impegnati con esercizi, consegne o piccoli elaborati da produrre per l’appuntamento successivo, altri si tenevano allenati con le proposte motorie, altri ancora usufruivano dell’ascolto o di qualche consiglio per affrontare meglio la propria condizione emotiva. L’associazione è stata pronta ad adattarsi e a rispondere ai diversi bisogni emergenti. E certamente nessuno è stato lasciato solo.

LA RETE MAGICA BUSSA ALLA PORTA:
MALATO E CAREGIVER NELLA LORO RELAZIONE QUOTIDIANA.
I Corsi online, sperimentati per la prima volta dalla Rete Magica, hanno visto la partecipazione di un’altissima percentuale di coloro che frequentavano i corsi in presenza, seppure non la totalità.
Queste attività in forma telematica hanno offerto loro la possibilità di mantenere un appuntamento settimanale con docenti e con gli altri membri del gruppo. Questo aspetto crediamo abbia potuto restituire loro una parvenza di normalità nel caos emotivo che il virus e le sue conseguenze hanno portato con sé.
I corsi a distanza hanno inoltre portato alla luce un altro importante aspetto: la relazione quotidiana tra la persona con patologia (sia essa demenza o Parkinson) ed il suo caregiver.
La partecipazione ai corsi online, in alcuni casi, non è stata infatti limitata alla sola persona con patologia, ma ha coinvolto anche il famigliare (molto spesso caregiver) che prendeva parte alla lezione o che spesso rivestiva il ruolo di docente proponendo al proprio caro gli esercizi forniti e supportandolo nello svolgimento.
Ciò ha condotto in alcuni casi ad una vera e propria riscoperta della relazione, spesso annichilita dalla convivenza e accettazione della malattia e dal carico assistenziale. L’occasione dei corsi online ha permesso di tornare ad assaporare il gusto del fare insieme e dello star bene insieme, nonostante tutto.
Le attività online hanno permesso di “entrare nelle case” degli utenti, mostrare ai caregivers che i loro cari, seppure nel progredire della malattia, hanno ancora moltissime risorse che possono essere quotidianamente stimolate. Anche il più banale oggetto a portata di mano può diventare un utile strumento per allenare la memoria o diventare occasione di gioco condiviso. Molti famigliari hanno potuto rivalutare ed attribuire un nuovo significato all’ambiente domiciliare, dapprima concepito come sterile di stimoli.
Prendere maggiormente coscienza delle potenzialità e risorse del proprio caro con patologia, oltre che delle eventuali difficoltà presenti, nonché l’imparare a rispettare i tempi della persona, personalizzando consapevolmente gli spunti ricevuti, è un passaggio fondamentale nella relazione di caregiving.
Il nostro augurio è che tutta questa esperienza possa ancora una volta esser stata d’aiuto nel difficile equilibrio che intercorre tra chi combatte con la malattia e chi gli è accanto. Riteniamo che il nostro intervento, oltre che un’importante occasione di stimolazione, abbia contribuito a far sentire queste persone incluse, ma soprattutto a sottolineare nuovamente che la persona non è mai riducibile alla sua malattia.